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L'autore: Leo Ortolani

Le interviste

Dalle autoproduzioni alla Marvel
A tu per tu col più grande autore Marvel vivente
V.I.P.A.S.S.I.O.N. Leo Ortolani
Leonardo da Parma: Il futuro del comico
L'autoproduzione
Leo Ortolani – L’uomo, il genio, il mito, il ratto, il Rat-Man


Dalle autoproduzioni alla Marvel

di Diego Del Pozzo

È entrato dalla porta di servizio alla fine del 1995. È esploso nel 1996. Ha sbancato le edicole nel 1997. Conquisterà il mondo nel 1998. La parabola di Leo Ortolani, dagli albi autoprodotti a Rat-Man Collection. La dimostrazione vivente che la speranza è l’ultima a morire. Più o meno come le autoproduzioni.

Allora, Leo, ci racconti le prime vicissitudini editoriali del Rat-Man?

Il personaggio di Rat-Man inizia a fare capolino, nel 1989, su Spot, un supplemento de L’Eternauta che ha lanciato parecchi giovani disegnatori, e sulla storica fanzine Made in Usa. Il personaggio viene accolto con un certo interesse, soprattutto tra gli addetti ai lavori, così decisi di puntare tutto sul mio uomo-topo e di autoprodurlo, in modo da arrivare direttamente ai lettori, senza la mediazione di nessun editore. In un primo momento, chiesi a Marcello Toninelli il permesso di utilizzare il marchio della Ned 50, per poi passare alla piccola Bande Dessinée, dopo qualche numero. Al di là dei diversi marchi editoriali, però, l’autoproduzione di Rat-Man è sempre stata completa: mi sono sempre fatto carico da solo di tutte le spese, da quelle tipografiche a quelle legali. Esiste anche un altro tipo di autoproduzione – diciamo così – parziale: in questo caso l’editore partecipa alle spese, per poi gestire lui alcuni aspetti riguardanti la testata. Io, però, ho sempre scelto di avere il controllo totale del personaggio. Non avrei saputo fare altrimenti.

Quali sono le differenze tra il Rat-Man autoprodotto e quello targato Marvel Italia?

Tengo molto a una precisazione: ogni fumetto autoprodotto ha lo scopo di farsi notare da qualche editore "vero". L’aspetto più vantaggioso della collaborazione con la Marvel è il fatto di potermi occupare solo del lato artistico della testata, mentre gli editor e lo staff produttivo delle casa editrice si occupano del resto. Inoltre, io non ho nessun contratto di esclusiva e – con l’unica condizione di rispettare le scadenze per Rat-Man Collection – posso lavorare anche ad altri progetti con diversi editori. Alla Marvel, poi, c'è un clima molto libero ed amichevole che mi fa anche lavorare meglio.

Cosa consiglieresti a un ragazzo con un fumetto nel cassetto?

Gli consiglierei senz’altro di autoprodurselo, perché il capitale necessario è relativamente contenuto. Un ragazzo che abbia un’occupazione o svolga comunque qualche lavoretto con lo stipendio di un mese può stampare il primo numero dell’albo. A quel punto bisogna trovare un piccolo editore indipendente che metta a disposizione il marchio e dia una mano per i problemi fiscali e legali (fatturazione, eventuale registrazione, e così via). Per quanto riguarda la distribuzione, nel circuito delle fumetterie esistono diversi distributori, che lavorano piuttosto bene. Penso che gli spazi per le autoproduzioni possano esistere ancora, e che siano palestre utili per chi voglia lavorare professionalmente nel mondo del fumetto.

L'intervista è stata originariamente pubblicata su Wiz n. 30 dell'aprile 1998.
Si ringraziano Andrea Plazzi e Diego del Pozzo per averne concesso la pubblicazione integrale.


A tu per tu col più grande autore Marvel vivente

di Diego Del Pozzo

Nel mondo del fumetto italiano è sempre più raro imbattersi in personaggi che riescano ad abbinare alla maturità dello sguardo "d’autore" verso i problemi trattati lo schietto entusiasmo e la tagliente ironia del fan incallito. Chiacchierare con Leo Ortolani significa, appunto, ripercorrere la storia recente dei comic books all'italiana dal duplice punto di vista dell’industria e del semplice appassionato.

Come nasce il fenomeno Leo Ortolani?

Fin dall’inizio, mi sono reso conto di come l'ambiente del fumetto italiano, nel bene e nel male, sia una grande – ma, al tempo stesso, molto ristretta – famiglia, dove se sei notato da qualcuno, pian pianino ti notano anche gli altri, come in una reazione a catena. Nel mio caso tutto è cominciato con una breve storiella su Spot, un supplemento de L’Eternauta, dopo avere partecipato a un concorso per giovani autori, nel 1990. Ebbi la fortuna di vincere e di partecipare alla premiazione di Lucca – tra l'altro, fu quella la mia prima volta alla Mostra – dove, per un disguido con l’albergo, mi capitò di conoscere i ragazzi di Made in Usa, la storica fanzine pisana. Cominciai a collaborare con loro per alcune brevi avventure di pseudo-supereroi Marvel e, in quell’occasione, incontrai Luca Boschi, che mi portò a Starcomìx, che all’epoca curava per la Star Comics. Contemporaneamente, iniziai a collaborare con Totem, per cui realizzai alcune serie che recupererò tra breve per la Collection: si tratta di Le meraviglie della natura, acida sequenza di casi umani; e poi Gli intaccabili e le avventure del Clan, entrambe ispirate al mio gruppo di amici. Dopo un progetto mai uscito per la Eden di Milano – si chiamava Lupo Mannaggia ed era una parodia di Lupo Alberto ideata insieme a Luigi Simeoni – decisi di dedicarmi completamente a Rat-Man, che tra il 1990 ed il 1995 ha fatto capolino su Spot e Made in Usa.

Avevi già capito che era la tua carta vincente?

Avevo notato un certo interesse nei confronti del personaggio, per quanto nel giro ristretto degli addetti ai lavori, e decisi di puntare su di lui. Optai per la formula dell’autoproduzione, in modo da raggiungere direttamente, senza nessuna mediazione, il pubblico, che considero l’unico giudice in grado di decidere della qualità di un fumetto. Dopo un accordo con Marcello Toninelli Rat-Man uscì per la Ned 50, prima di "accasarsi" presso Bande Dessinée. Il successo crescente del personaggio è testimoniato dal fatto che, dalle circa 600 copie vendute del primo numero, siamo arrivati alle 2.700 del dodicesimo, l’ultimo uscito come autoproduzione.

Leggendo Rat-Man i primi modelli che vengono in mente sono Batman e L’Uomo Ragno.

In realtà ho sempre pensato un poco di più all’Uomo Ragno, perché – ti confesso – di Batman non ho mai letto nemmeno una storia. Tra l’altro, la prima apparizione di Rat-Man è del 1989, in contemporanea con il primo film, quello di Tim Burton, che io, però, ho visto solo in seguito e in videocassetta. Le citazioni dell’uomo pipistrello sono più che altro un gioco che mi piace portare avanti fin dai tempi del concorso su L’Eternauta. Mi vergogno un po’ anche dell'identità segreta da miliardario del mio personaggio, tanto che non amo molto farlo apparire in borghese. Sto pensando addirittura di fargli subire una bancarotta e trasformarlo definitivamente in un vero eroe metropolitano, anche quando è in abiti civili. Dell’Uomo Ragno mi piace proprio quest’aspetto metropolitano, che cercherò di recuperare sia nei testi che nei disegni.

D’altra parte, anche graficamente ti riescono molto bene proprio gli scenari metropolitani, meglio se oscuri e inquietanti.

È questa la realtà che conosciamo meglio, poiché ogni giorno ci troviamo ad affrontare i problemi della vita in una grande città. È logico che io trovi più normale la descrizione di locali notturni e bar che, magari, posso aver frequentato con degli amici. Penso che ciascuno di noi, in un certo senso, possa essere definito un eroe metropolitano.

Uno dei motivi del successo di Rat-man è rappresentato anche dai suoi continui team-up con tanti volti noti dell’universo Marvel.

Questa è una cosa che mi diverte molto. Io, da lettore, mi sono avvicinato prima all’Uomo Ragno – con un albo gigante della Corno – e poi ai Fantastici Quattro. Da allora ho letto regolarmente fumetti di supereroi e mi piace dare le mie versioni di ognuno di loro. Naturalmente scelgo personaggi su cui poter lavorare – come Wolverine, Silver Surfer, Destino – perché, è ovvio che utilizzandoli in un contesto "rat-maniano", metto in evidenza solo alcuni loro aspetti, a seconda delle esigenze della narrazione. Il "mio" Dottor Destino, per esempio, è il frutto della psiche tormentata dell’adolescente che si cela in ciascuno di noi, il sogno di potenza di ogni ragazzino quando si sente non accettato dagli altri. Penso che Destino sia una figura estremamente tragica e, comunque, è uno dei miei preferiti. Amo i Fantastici Quattro soprattutto perché c'è lui.

Alcune pose del tuo Dottor Destino sono anche quanto di più kirbiano tu abbia mai realizzato.

Dopo aver scoperto Jack Kirby sui Fantastici Quattro della Corno per me è cambiato tutto. Un po’ per volta mi sto procurando ogni suo albo che riesco a trovare, girando anche per i negozi di fumetti usati. Recentemente ho comprato diversi numeri de Gli Eterni e la serie completa di Kamandi. Quando leggo una storia di Kirby non so nemmeno come "clonarla". La cosa che mi sorprende ogni volta è il dinamismo delle singole inquadrature. È in quei momenti che, puntualmente, comincio a riflettere su come rendere meno statiche le mie sequenze, e inizio a pormi il problema di cosa privilegiare tra azione pura e gag comiche.

Probabilmente, però, il lettore di Rat-Man vuole innanzitutto divertirsi.

È quello che mi dico anch’io. Ai lettori piace proprio il lato in stile "Simpson" del mio personaggio.

Pensi che far ridere sia più difficile che narrare storie di azione pura?

Il tipo di lavoro che faccio con Rat-Man si basa, fondamentalmente, sulla presa in giro dei tic dei supereroi. Per non annoiare, non posso ripetere mai la stessa gag due volte, quindi devo cambiare continuamente. D’altronde, non mi interessa particolarmente fare fumetti realistici, perché non mi divertirei fino in fondo.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Mi sento prima di tutto un narratore. Per questo motivo, tutte le volte che ho scritto una storia, la considero già terminata; visto che con i disegni mi devo semplicemente divertire. Comunque, in fase di scrittura, parto da una singola idea che mi colpisce particolarmente; la sviluppo con altre trovate simpatiche; poi, definisco bene la trama e la sceneggiatura dettagliata. In un secondo momento, mi dedico al disegno, prima a matita e poi finito col pennello. Riesco a disegnare mediamente due tavole al giorno. La cosa importante, per me, è la completa sintonia tra testi e disegni; e questa è più facile da raggiungere se uno è autore di entrambi. Avrei difficoltà a illustrare le sceneggiature di qualcun altro.

La canonica domanda conclusiva: progetti per il futuro?

Oltre alle storie inedite di Rat-Man, la Collection ospiterà anche alcuni recuperi d'annata, come le serie che ho disegnato su varie fanzine. Da giugno, inoltre, scriverò le avventure delle Sturmtruppen per Il Giornalino. Sto anche preparando una miniserie fantascientifica per la Star Comics, insieme a Ade Capone: la storia si chiama Jona e sarà disegnata da Alessandro Nespolino. Ci potrebbe essere, infine, la possibilità di una pubblicazione americana per Rat-Man, visto che – tramite un amico di Treviso, Michele Foschini, che mi fa da agente – ho fatto tradurre una storia, L'araldo, da Jeff Fontana, un professore statunitense che si è offerto di darci una mano. Sembra che il materiale sia piaciuto ad alcuni editor della Caliber Press e, soprattutto, della Event Comics, la casa editrice di Joe Quesada e Jimmy Palmiotti. Un crossover tra Ash e Rat-Man... non sarebbe male...

L'intervista è stata originariamente pubblicata su Rat-Man Collection n. 6 del maggio 1998. Si ringraziano Andrea Plazzi e Diego del Pozzo per averne concesso la pubblicazione integrale.


V.I.P.A.S.S.I.O.N. Leo Ortolani

di Omar Martini

Leo Ortolani è uno degli autori di questi ultimi anni. Dopo sporadiche presenze sulla fanzine Made in USA, dove debutta il personaggio cult di Rat-Man, prima la scena dell’auto-produzione, poi il passaggio alla casa editrice Bande Dessinée e infine la "planata" sull’aeroporto Marvel hanno definitivamente sancito il successo di questo bravo disegnatore, che sta facendo più morti dalle risate per tutto lo stivale che un semplice passaggio del nino, la nina e tutta la loro prole. A lui la parola.

Puoi raccontarci brevemente la carriera editoriale di Rat-Man?

Rat-Man nasce nel 1989 come parodia di Batman, sulla scia del film di Tim "il geniale" Burton, che in quell'autunno avrete sicuramente visto tutti. Io, purtroppo, dopo aver deciso fortissimamente di andare, avevo rinunciato per il gran battage pubblicitario che lo circondava e che me lo aveva reso, allora, antipatico!
Rat-Man nasce come storiella-satellite a una storia (seria) mandata a un concorso dell'Eternauta per autori esordienti. Mentre la storia seria si perde nella nebbia della sua serietà, il topo fa lo spiritoso, lo notano subito e, invece di cacciarlo fuori dalla classe come si sarebbe meritato, lo premiano per la sceneggiatura! Che roba! Che tempi! Poi, una mattina del 1995, quando c'è grossa crisi, vado da Marcello Toninelli a rovinargli la vita con pretese di autoproduzione. E si comincia con la serie autoprodotta. Perché Rat-Man dopo 6 anni? Lo avevo fatto partecipare a tante cose piccole e grandi, tra cui la mitica fanzine Made in USA, e mi pareva il caso di insistere con lui, visto che qualcuno se lo ricordava nonostante tutto quel tempo. Dopo aver travolto la redazione di Toninelli, che in quei mesi gloriosi in cui mi ebbe attorno invecchiò di trent'anni, passai a tormentare il buon Andrea Rivi, freschissimo editore delle Ed. Bande Dessinée, con cui traghettai il topino fino a casa della signora Marvel, dove lo lasciammo una sera, dentro una cesta, davanti alla di lei porta. La sventurata la aprì.

Oltre alle ovvie influenze (e citazioni) Marvel, quali sono gli altri elementi che danno vita ai tuoi fumetti?

Tanta vita vissuta pericolosamente. Ogni tanto uscivo anche di casa! Quindi elementi autobiografici a iosa e comunque ogni elemento di qualsiasi natura che interagisca in qualche modo con la vita che mi e ci circonda. Anche le interviste!

Da cosa nascono cross-over come quelli con "Erinni"? Ce ne saranno degli altri in futuro?

Il cross-over con Erinni, al di là delle telefonate e degli incontri che ho avuto con Ade, delle discussioni e delle risate dicendo "perché no?", dei contatti con il Ragno per i particolari tecnici dell'operazione, in un senso più artistico nascono dall’impressione che sotto-sotto ci sia qualcosa di divertente da dire, da far risaltare, soprattutto nella personalità o nelle storie del personaggio con cui il topo interagisce. Con Erinni, ad esempio, è stato divertente mettere a confronto un topo digiuno in fatto di sesso con una donna che cerca di sedurlo. Una storia di fantascienza, insomma. Più in generale, il divertimento nel cross-over nasce dal mettere a confronto il personaggio-ospite (e non la sua parodia) con Rat-Man, l'elemento destabilizzante, e vedere come il primo reagisce. Per il momento non ho in programma altri cross-over, se non con Legs Weaver, come da accordi di sangue con Antonio (Serra)... che dici, Antonio, va bene per l'inverno del 1999? Io continuo a buttare giù la mia storia!

Quali sono gli autori (in senso lato, quindi di fumetti, cinema, letteratura, musica, ecc.) che ti piacciono? Quali sono quelli che cerchi di più e da cui ti senti più ispirato?

Autori di fumetti che mi ispirano? Kirby, Buscema, Romita Jr., Miller, Nocenti, Eccetera, per gli americani (in particolar modo Eccetera); Cavazzano, Tacconi, Nidasio, Polese, Mari, Eccetera per gli italiani... Eccetera è il cugino di quello di prima. A dire il vero in questo momento non c'è nessun autore in particolare che cerco di più, se si escludono Kirby e Mignola per i loro disegni. Spesso curioso tra le cose che escono e mi porto a casa un mix di personaggi. Se dovessimo parlare di cinema, letteratura e musica non finirei più e mostrerei la mia reale natura di persona ignorante, che non è bello e poi mi intristisco.

Che cosa fai quando disegni? Ascolti musica, guardi la TV, sfogli libri o riviste?

Quando disegno, a meno che non abbia deciso di sperimentare quanto affinato sia il mio senso dello spazio sulla tavola, cerco di guardare cosa sto facendo, così resta in campo solo la radio su Radio Italia (è pubblicità, ma la metto lo stesso... a me la musica italiana piace, capisco subito di cosa si parla e se Marco se n'è andato e non ritorna più) oppure ascolto le musiche da film sui cd.

Quanto (e cosa) c'è di te nei tuoi fumetti (quindi, non solo Rat-Man)?

A volte ci sono proprio io, nemmeno camuffato per pudore! Come ho già detto prima, le cose che ci accadono ci influenzano in determinate direzioni, a maggior ragione per chi scrive delle storie. Non rivelerò mai quanto ci sia di autobiografico, per non perdere amici secolari, ma starò su un vago 60/70%...

Qual è il rapporto tra Rat-Man e le tue "altre creature"?

Ottimo, cambia il nome, cambiano le facce, ma è inevitabile che i personaggi siano molto simili tra loro. Addirittura io mi immagino la stessa scimmietta che, come De Niro, viene chiamata a interpretare i ruoli più disparati. Oggi è Rat-Man, domani è Giuda, dopodomani è l'investigatore Merlo e così via!

Ora hai affrontato l'esperienza dell'edicola. Comunque, come consideri il canale librario? Vedi delle potenzialità ancora inespresse?

Questa domanda sembra molto commerciale e vorrei che il ragno dentro di me potesse dare una risposta, visto che mancano ancora parecchie versioni della stessa vaccata... tuttavia non ho molti elementi per farlo. A mio parere credo che il mercato librario, inteso quello delle librerie non specializzate in fumetti, non sia il canale adatto a un fumetto, a meno che non si cerchi la strenna da regalo e quindi di una certa fattura, ma un giorno affronterò avidamente anche quello. E forse anche quello dei benzinai e dei fornai, andando là, insomma, dove la gente è costretta a passare! Ovviamente il discorso librerie è relativo all'Italia e non ai paesi come la Francia, dove il fumetto è tenuto in diversa considerazione. Peccato per i lettori di Mururoa.

Che cosa ci riserverà in futuro Rat-Man? E Leo Ortolani?

Direi quasi sicuramente un’originalissima saga incentrata su un fenomeno scientifico degli ultimi anni e non ancora ampiamente sfruttato dal fumetto: la clonazione. Poi ambientazioni da servizi segreti, di tipo fantasy ("Cinzia la barbara!" Se non comprate più Rat-Man almeno comprate questo!) e di tipo "giurassico", ma con sorpresa. Leo Ortolani invece è meno affidabile e spero che la sua futura moglie gli insegni a stare al mondo. Nel frattempo ha scritto le nuove strisce delle Sturmtruppen disegnate dal mitico Clod e pubblicate da luglio sul Giornalino e sempre con Ade ha lavorato a una mini-serie di quattro numeri più lo zero intitolata Morgan, che partirà a novembre da Lucca. Poi, forse, laverà la macchina.

L'intervista è stata originariamente pubblicata su Anteprima n. 83 del luglio 1998. Si ringrazia Omar Martini per averne concesso la pubblicazione integrale.


Leonardo da Parma: Il futuro del comico

di OFT

Leo Ortolani è diventato in pochi anni uno degli autori umoristici di maggior successo fra i lettori. Alcuni grandi "vecchi", si lamentano che in Italia sia scomparso il genere "comico". C’è Lupo Alberto e Cattivik, c’è Il Giornalino e la Disney, ma è scomparsa la tradizione del fumetto distensivo. Abbiamo chiesto al "Leo" il suo parere sul destino del fumetto in Italia.

C’è poco da ridere. Purtroppo in tutti i sensi. Sempre che si parli di fumetto umoristico italiano, ovviamente. Forse, in futuro, arriveranno nuovi autori in grado di imporsi con i loro personaggi, come stanno già facendo Laura Stroppi e Riccardo Crosa, o forse è solo questione di lettori interessati ad altri generi o ad autori esteri, giapponesi in prima linea. Oppure dipende anche dagli autori, che non riescono più a far ridere perché non riescono a uscire dai loro schemi ormai consunti... È il mio terrore!

Le tue storie sono farcite di citazioni su citazioni: fumettistiche, cinematografiche e musicali. Delle prime è risaputo il tuo amore per il mondo Marvel in generale (in particolare Kirby) e su Rat-Man Collection è stata pubblicata una tua storia in stile Raymond; quali sono i tuoi punti di riferimento e i tuoi "top" anche negli altri due campi?

Il cinema, di cui sono un simpatico drogato, mi ha sempre ispirato in molti modi e con i film più disparati, quindi non potrei affermare con sicurezza che seguo tizio o caio per questo, quello, o quest’altro motivo, ma un po’ di nomi ce li ho comunque: Spielberg per la narrazione attraverso le immagini, Kaurismaki per la demenzialità dei suoi lavori, Stanlio e Ollio per i tempi comici, Stallone per tutto quanto, ma soprattutto per il cuore e la passione che mette nei suoi film (non ve lo aspettavate, vero?), Pupi Avati per la poesia di alcuni suoi film e potrei continuare all’infinito! Nel campo musicale non ho fonti particolari, qua sono molto più ignorante che in quello cinematografico e i miei ascolti vanno da Guccini a Masini ma niente Pausini... Se però voglio musica di sottofondo per non sentire il rumore che fanno gli ingranaggi del mio cervello quando tentano di creare qualcosa, allora ascolto musiche da film o la molto evocativa signorina Enya.

Il tuo umorismo, sono concordi tutti, è originalissimo perché ben costruito: lasci qualche indizio poco evidente (ma non troppo) qualche vignetta prima, per poi stupire con la fulminante battuta più avanti. Ti viene così semplice oppure un pochino ci studi sopra?

Un po’ mi viene semplice, sennò impazzirei a scrivere una storia anche di 5 pagine, ma a volte, specie se è parecchio che non scrivo qualcosa, utilizzo anche un po’ di trucchi del mestiere, giusto per iniziare e poi il resto vien da sé . Inutile dire che le gag migliori NON sono quelle costruite!

A proposito dell’esperienza con le Sturmtruppen per Il Giornalino, che effetto ti ha fatto scrivere per personaggi non tuoi? Fra l’altro, se non sbaglio, Bonvi ti ha tenuto a battesimo sulle pagine delle Sturm...

Non è la prima volta che ho lavorato con personaggi non miei. I primissimi erano personaggi di Luca Boschi, il mio maestro Jedi del fumetto, di cui ho realizzato due storie per il mensile Star Comìx nei primi anni ‘90. Le Sturmtruppen mi hanno messo subito soggezione: per fortuna che tra l’incarico e il via ufficiale è passato un anno! Purtroppo, alla fine dei conti, non ho potuto farle più fedeli al modello come volevo, perché su Il Giornalino certe cose non le puoi ovviamente fare... e dire. Per concludere, questa avventura mi ha confermato una volta di più che non ha molto senso lavorare con i personaggi di un altro autore, specialmente quando quest’ultimo ha dato loro una sua impronta caratteristica. Inevitabilmente fai qualcosa che non è il personaggio originale. Il motivo per cui, infine, di Rat-Man voglio fare tutto io, lettering incluso!

In una lettera mi dicevi che le tue sceneggiature sono incomprensibili a tutti fuorché a te: puntini, schizzi, righe, cancellature... Come hai lavorato quindi sulle sceneggiature delle Sturm per Clod?

A Clod ho preparato dei chiarissimi lay-out, cioè delle strisce già abbozzate con i balloons e tutto quanto.

Da autore completo, in questo caso hai scritto solo testi. Prenderesti mai in considerazione l’idea di disegnare una storia non tua?

Non lo so. Mi interessa più scrivere che disegnare... dipenderebbe dal progetto che potrebbero sottopormi.

Come andrà avanti Venerdì 12?

Già alla fine del 1999 arriveranno le nuove puntate della serie, ma non posso rivelarvi il finale! Posso solo dire che la storia continuerà a svilupparsi secondo tutti gli schemi della vita che conduce chi viene lasciato dalla ragazza. Chi c’è passato, può anche indovinare quale sarà la conclusione!

Ho letto che si parlava di uno sbarco di Rat-Man sul mercato americano... ci sono novità?

Nessuna novità. Andrea Plazzi è stato a San Diego, ma non è venuto fuori nulla di interessante. Pazienza! L’importante è che funzioni da noi, in Italia, e gli altri... ciccia!

A proposito di novità: Rat-Man è stata un po’ una ventata di aria fresca nel panorama italiano, forse ci ha abituato troppo bene a sorprese e ad inaspettate novità, perciò viene spontaneo chiedersi: hai in serbo qualche cosa di stravolgente?

Certamente! Ma purtroppo, anche in questo caso non posso anticipare nulla. Spero solo di lasciarvi un po’ sconcertati anche alla fine della prossima trilogia... Ne ho appena costruito l’ossatura e sono abbastanza soddisfatto, ma prima di dire "molto soddisfatto" mi riserbo di scriverla per intero!

Per uno che vorrebbe intraprendere questo lavoro non fu bello leggere, due o tre anni fa, che per farlo dovevi, comunque mantenere il lavoro di geologo. Ovviamente, immagino sia una passione anche questa, ma ora come ora, il tuo "nome" ti permetterebbe di dedicarti esclusivamente al fumetto?

Ora come ora, grazie al Cielo e grazie ai lettori, riesco a vivere del mio mestiere di fumettista. Purtroppo mi ritengo un ragazzo moolto fortunato ad avere incontrato le persone giuste al momento giusto. Negare che anche il mio lavoro abbia contribuito a portarmi fino a qui (dove siamo, a proposito??) sarebbe sciocco, ma resto sempre del parere che, se alcuni incontri non ci fossero stati, avrei fatto molta più fatica... e forse sarei ancora a fare il geologo come secondo lavoro.

Sei uno dei pochi che risponde personalmente alle lettere dei lettori. Lo trovo splendido e infinitamente gentile. È una sorta di ripicca del tipo: "quando scrivevo io, non mi rispondevano mai, io invece voglio rispondere a tutti", oppure è un esercizio per rimanere con i piedi per terra?

Principalmente mi piace farlo, mi piace sapere se quello che faccio va bene, se ci sono dei suggerimenti che potrei prendere in seria considerazione o se ci sono cose che proprio non vanno giù. Essere disponibile anche a spiegare cose che non si sono capite o particolari del carattere dei personaggi o anche solo battute un po’ ermetiche... ritengo naturale tutto ciò. Visto che entro in casa della gente è bene che sappiano chi fanno entrare!

Fino a quando credi di poter mantenere questo impegno?

Spero proprio fino all’ultimo albo!

Cosa leggi abitualmente?

Libri, più che fumetti. Ultimamente poco di entrambi perché voglio mettermi molto avanti con il lavoro e non dover più temere le scadenze. Ad esempio sto leggendo "Non è successo niente" di Tiziano Sclavi, poi Caterina mi vuol far leggere qualcosa di Isherwood che mi ha detto sia molto bravo. Per i fumetti trovo interessante Julia di Berardi e mi piacciono le storie di Mondo Naif, anche se da adolescente non sono mai stato così intraprendente come i personaggi che ci sono in quell’albo (altrimenti poi andavo a fare fumetti per Mondo Naif, mica facevo Rat-Tardone-Man!). Abitualmente leggo i F4... ma mi stanno deludendo da parecchio... spero che con ‘sto ritorno degli eroi...!

Una marzullata: una domanda che avresti voluto ti facessi e non ti ho fatto?

"La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?"

Cerchiamo di terminare sempre le nostre interviste chiedendo tre autori o opere che si reputano immancabili nella fumettoteca di qualsiasi appassionato: cosa consigli?

Le storie di Topolino di Floyd Gottfredson, quelle di Paperone di Carl Barks, i F4 di Lee/Kirby.

L'intervista è stata originariamente pubblicata su Mumble... mumble n. 1 del febbraio 1999. Si ringrazia Alberto Ghè per averne concesso la pubblicazione integrale.


Non è esattamente un'intervista ma è sicuramente da leggere...

Leo Ortolani racconta...

L'autoproduzione

All'inizio c'era il foglio bianco. Ed era cosa buona. Ma la cosa più buona era che prima di riempirlo sarebbe stato meglio guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte, tralasciando di partorire con dolore per motivi di sesso. Quindi imparai il mestiere di geologo e iniziai a praticarlo. E là c'era pianto e stridore di denti. Ma almeno si lavorava.
Scusa se mi sono dilungato su questa cosa, ma il primo passo verso l'autoproduzione non sarebbe stato possibile senza un'altra fonte di guadagno alle spalle, da reinvestire nell'autoproduzione stessa. Inoltre, se l'autoproduzione va male si può sempre continuare a lavorare a ciò che si faceva prima. Molti pensano che solo l'intenzione di fare fumetti li porterà su una strada lastricata d'oro e gemme preziose (anch'io, per questo ho fatto il geologo), ma la realtà è un po' più dura. Non voglio scoraggiare le nuove leve, ma sappiano che in questo campo va dato tutto ciò che si può dare. Chi fa fumetti solo il pomeriggio di domenica se non c'è niente in tv non ci provi nemmeno. Alcuni diranno "esagerato!", ma non avete idea di quanta gente vorrebbe fare storie a fumetti senza impegnarsi troppo.
Finita la paternale torniamo sul sentiero giusto. All'inizio ho collaborato con una fanzine, Made in USA, che mi ha fatto conoscere a qualche lettore sparso. E a Luca Boschi, che mi ha chiamato per collaborare con alcune testate, da Star Comìx a Totem, arrivando a Sturmtruppen sotto l'occhio divertito di Bonvi.
A livello locale ho anche iniziato a collaborare con la Gazzetta di Parma realizzando strisce settimanali per circa 4 anni. Tutto questo non bastava a darmi di che vivere, ma ha contribuito molto a farmi conoscere in giro. Poi, nel 94 c'è stata quella grossa crisi del costo della carta e Sturmtruppen ha chiuso, Totem pagava meno, insomma ero col sedere a terra. Mi ero illuso di poter fare il fumettista e invece ero al punto di partenza. Così ho iniziato a fare il geologo. Nel frattempo ho bussato a quasi tutte le case editrici italiane per cercare lavoro e nessuna mi ha aperto (adesso lavoro per tre di loro), o comunque sono rimaste a vedere come me la cavavo con il galleggiamento in un materiale ad alta densità. Bene. Giravano in quel periodo le prime voci di AUTOPRODUZIONE! Magia! La possibilità di stamparsi i fumetti e di presentarli al pubblico senza passare attraverso le porte chiuse di cui sopra... Ade Capone con la Liberty era in testa a questo "movimento indipendentista", ma anche con lui non c'era stato nulla da fare, era occupatissimo e il mio materiale sarà rimasto sepolto sotto chissà quali pile di fotocopie di questuanti, quindi niente Liberty: Ogni volta che questa la racconto, Ade prende sempre 20 gocce di Lexotan al pensiero...
Ah!Ah!Ah! Scusa Ade, lo sai che sono cattivo! Dopo Ade, parlando con Castellazzi, che era redattore-tutto-fare di Fumo di China venni a saper che Toninelli stava partendo pure lui con autoproduzioni. Lo chiamai, e lo sventurato rispose. Partì così il primo albo di Rat-Man. Toninelli mi mise a disposizione (ovviamente pagando) il marchio editoriale, con tutto ciò che c'era dietro, cioè un commercialista per la parte burocratica, una tipografia da cui lui si serviva, un posto allo stand nelle mostre-mercato, un contatto con il distributore per le fumetterie. Senza questi elementi non si può partire. Il passaggio alla Bande Dessinée di Andrea Rivi fu quasi naturale, perché eravamo più vicini di casa, avevo trovato un tipografo a Parma e il tutto costava molto meno. Cosa importantissima peraltro, visto che all'inizio le entrate erano piuttosto scarse e anche le 100.000 lire in meno facevano la loro bella differenza. Il resto è venuto un po' da sé. Il personaggio è piaciuto e i lettori hanno fatto passaparola tra di loro accrescendosi di numero, si è sollevato un piccolo polverone attorno alla cosa e anche i "grandi" editori si sono fatti avanti per vedere cosa stava succedendo. Ho fatto molte mostre mercato, molti incontri con i lettori, molti lavoretti su varie riviste e alla fine ho stretto il patto diabolico con la Marvel, dove tuttora sto, beatamente sotto pressione con le scadenze e libero di fare ciò che mi piace con il topino (che è quello che facevo anche prima con l'autoproduzione)... e non è una cosa da poco. Non è stato ovviamente un passo scontato, intendiamoci, e non lo è nemmeno adesso: i primi quattro albi della Rat-Man Collection sono stati una prova per saggiare l'interesse del pubblico e per fortuna è stato un esperimento positivo. Ma per tutta la durata dell'esperimento ho continuato a mandare avanti l'autoproduzione perché non si sapeva cosa sarebbe successo e secondo me il topo doveva sopravvivere. Anche autoprodotto. Questo è tutto. Sono stato quel bel logorroico, ma spero di venire perdonato!

Leo Ortolani

L'articolo, che riportiamo in anteprima, è stato pubblicato su Mumble... mumble. Si ringrazia Alberto Ghè per averne concesso la pubblicazione integrale.


Leo Ortolani – L’uomo, il genio, il mito, il ratto, il Rat-Man

 

"Il pubblico è
l’unico giudice
in grado di
decidere della
qualità di un

fumetto"

"Dell’Uomo Ragno
mi piace proprio
quest’aspetto

metropolitano"

"Dopo aver scoperto
Jack Kirby
per me è cambiato
tutto"

"Mi sento prima
di tutto un
narratore.
Con i disegni mi

devo semplicemente
divertire"

"A mio parere credo che il mercato librario, inteso quello delle librerie non specializzate in fumetti, non sia il canale adatto a un fumetto, a meno che non si cerchi la strenna da regalo"

"Il cinema, di cui sono un simpatico drogato, mi ha sempre ispirato in molti modi e con i film più disparati"

"mi ritengo un ragazzo moolto fortunato ad avere incontrato le persone giuste al momento giusto."